lunedì 17 aprile 2017

La bella e la bestia (2017)

Buongiorno a tutti e buona Pasqua in ritardo! 
Sono reduce da qualche giorno da una seconda visione cinematografica de La bella e la bestia, complice una madre appassionata di film Disney, e non posso fare a meno di dire la mia su una nuova trasposizione cinematografica della mia fiaba preferita (se non avete ancora visto il film, attenzione agli spoiler!). 


Diretto da Bill Condon, La bella e la bestia è senza dubbio il film dell’anno: ampiamente sponsorizzato fin dall’anno precedente, non ha mai smesso di far parlare di sé sia in senso positivo che negativo. Se, da una parte, vi erano enormi aspettative dal punto di vista di storia e scenografia, nonché della scelta di un cast di tutto rispetto, dall’altra, critiche di vario genere hanno iniziato a piovergli addosso una dopo l’altra – soprattutto da parte di appassionati – man mano che nuovi dettagli e indiscrezioni venivano a galla: dalla scelta della protagonista, ai costumi, fino alla paura che non potesse reggere il confronto con il classico d’animazione del 1991.

Da grande appassionata del succitato classico, ammetto di avere avuto anch’io diversi dubbi riguardanti la produzione. In particolar modo, le mie perplessità ricadevano sulla scelta della protagonista: adoro Emma Watson come personaggio pubblico – è una ragazza bella, intelligente, indipendente e fortemente impegnata nel sociale e in una causa che a me stessa sta particolarmente a cuore – ma non ero convinta, e confesso di non esserlo tuttora, che la scelta di farle interpretare un personaggio come Belle fosse azzeccata. Comprendo le ragioni alla base della scelta, su cui tornerò in seguito, ma Emma è un’attrice nata da un fenomeno cinematografico non certo trascurabile come Harry Potter e, per quanto possa apparire svilente, per una consistente fetta di pubblico, soprattutto se si tratta di persone non molto informate sui suoi successivi lavori, rimarrà sempre un po' Hermione. Questo è il problema: volente o nolente, Emma si porta appresso l’inequivocabile immagine dell’intelligente maghetta, un personaggio con una forte identità che si è fatta in parte identità della sua stessa interprete, e la sovrapposizione tra questa immagine e quella di Belle, altro personaggio fortemente caratterizzato, rischia di creare una confusione di identità che potrebbe minare l’immedesimazione nel personaggio. Ciononostante, pur con qualche dettaglio e debolezza a livello di trama che, onestamente, avrei reso diversamente, La bella e la bestia di Bill Condon è senza dubbio un bellissimo film in grado di incantare i più piccoli così come i nostalgici del grande classico di animazione.


Proprio a questi ultimi, infatti, sembra particolarmente indirizzarsi il live action. Se con Cenerentola la Disney aveva optato per una reinterpretazione della fiaba attingendo ad alcuni elementi caratterizzanti del classico ma mantenendone, per certi versi, anche le distanze, La bella e la bestia si muove esattamente nella direzione opposta. Storia, personaggi, canzoni e ambientazioni rimandano tutti al vecchio film di animazione, seppure arricchiti da nuovi brani e personaggi, nonché intrecci che riavvicinano la trama del film a quella della fiaba originale, raccontata per la prima volta da Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve. Esemplare in questo senso è l’episodio in cui Belle chiede in regalo al padre una rosa, richiesta innocente che costituisce però l’elemento propulsore in grado di scatenare l’intera vicenda.

Io sono stato dannato a vita per una rosa.

Rispetto al precedente animato, questo nuovo film ha scelto un tono per certi versi più “politicizzante” – effetto dovuto in parte anche al nuovo adattamento italiano – calcando alcuni temi già proposti nel film del 1991 e facendone una bandiera idealistica. Il tema femminista della parità fra i sessi e dell’indipendenza della donna diventa un sostrato narrativo quasi costante facendo di Belle un’eroina femminista a tutti gli effetti – ragione che, per l’appunto, ha molto probabilmente portato alla scelta di Emma Watson, attivamente impegnata nella causa, come interprete della protagonista e volto simbolo del messaggio da veicolare. Se nella versione originale questi elementi emergono principalmente da alcune scene, tra cui quella famosa in cui Belle viene aggredita e punita dai suoi compaesani per aver provato a insegnare a una bambina a leggere ­– e quindi, indirettamente, per essere una donna che esce dagli schemi e addirittura pretende di essere istruita e libera di scegliere della propria vita –, in quella italiana si è puntato molto anche sul riadattamento del testo di alcune canzoni. Nel classico del 1991 la gente del villaggio cantava “È una ragazza assai particolare, lei legge sempre che virtù. Chissà cosa sognerà? Dove va neanche lo sa, certamente un’altra non ce n’è quaggiù”, vedendo in Belle una ragazza anomala e strana, i cui interessi erano del tutto incomprensibili dal loro punto di vista, ma che proprio per questo aveva anche qualcosa di affascinante che la portava a distinguersi dalla gente comune e la rendeva particolarmente interessante ai loro occhi. Nel nuovo film del 2017 cantano invece: “È altezzosa e forse troppo sola, che troverà dentro di sé! Sembra priva di virtù, ogni giorno legge di più, cosa pensa una ragazza come Belle?”, e viene evidenziata una certa ostilità nei confronti della protagonista da parte di un popolo che spicca per la sua ignoranza e non sembra accettare il fatto che lei voglia distinguersi. Per inciso, la versione originale, rimasta invariata nel live action, era una più semplice: “Look there she goes that girl is so peculiar, I wonder if she’s feeling well. With a dreamy far-off look and her nose stuck in a book, what a puzzle to the rest of us is Belle”, che a mio parere non esprime né l’ammirazione della vecchia versione italiana né il forte astio della nuova. Ad ogni modo, la mentalità patriarcale che vuole la donna moglie, madre e signora della casa – nonché, diciamocelo, “schiava” del marito – è spesso portata in primo piano soprattutto nella prima parte del film, come è possibile evincere anche dal dialogo che avviene tra Belle e Gaston in cui lui cerca di convincerla e sposarlo facendo leva sull'infelice destino cui può andare incontro una comune ragazza che non trova presto un uomo su cui fare affidamento e che lei conclude con un inequivocabile: “Non sono una ragazza semplice e non ti sposerò mai”. 


L’enfasi sul tema tende ad affievolirsi man mano che Belle scopre un mondo nuovo e incantato dove il suo essere donna non è più motivo di oppressione quanto piuttosto una fonte di “interesse”. Ma quando, dopo il ballo, la bestia le chiede se sia felice, lei lo sorprende con un: “Si può essere felici se non si è liberi?”, che è ben diverso dal “Se solo potessi rivedere mio padre” della versione animata. In questo senso, il live action si spinge oltre indicando come causa del disagio di Belle non il semplice fatto di essere stata forzatamente separata dal padre, ma quello di essere ancora – nonostante tutto il lusso, i regali e la apparente serenità – niente più che una prigioniera, privata della libertà di decidere da sé dove stare e con chi, e questa celata forma di oppressione finisce con l’offuscare quella che altrimenti potrebbe tradursi in una sincera felicità.

Ho sempre considerato Belle un’eroina affascinante e indipendente, l’ho sempre amata per il suo essere così diversa e genuina e, ad essere sincera, da ragazzina mi ci sono sempre un po’ riconosciuta, vista la mia passione per la lettura e lo stesso infelice livello culturale del paese in cui sono cresciuta. Ho apprezzato l’impronta femminista che hanno voluto dare al film e che reputo di fondamentale importanza in epoca contemporanea, al contempo ho avuto però anche l’impressione che calcando un po’ troppo la mano su questa ideologia abbiano finito con il dare al film una resa per certi versi un po’ fredda, facendo addirittura apparire la protagonista a tratti leggermente spocchiosa. Ciononostante, ho molto apprezzato il film, che trovo molto ben realizzato, soprattutto dal punto di vista delle scenografie, e sono certa che potrà facilmente essere amato da molti. Con la speranza che nel frattempo ci si liberi dalle assurde teorie che continuano a vedere ne La bella e la bestia la sindrome di Stoccolma, che è in realtà ben lontana dal messaggio racchiuso nella fiaba.


10 commenti:

  1. Ciao! Bellissima recensione, molto approfondita ed intelligente! Sono d'accordo con la tua analisi riguardante Emma Watson e la "confusione" che si può creare tra Hermione e Belle, due personaggi colti, profondi e volitivi.
    A me il film è piaciuto moltissimo, ben di più della trasposizione di Cenerentola, che avevo trovato un po' noiosetta :-)

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    1. Credo che La bella e la bestia batta Cenerentola anche perché, di fatto, è una storia molto più attiva e coinvolgente. Personalmente ho apprezzato entrambi ma, non essendo una grandissima fan della Cenerentola originale, anche il film per me passa in secondo piano.

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  2. Io ho adorato il film, su certe possibili pecche ho preferito sorvolare, perchè è inevitabile che qualcosina deluda le aspettative, quando queste sono molto alte. Personalmente ho trovato migliorabile la grafica della Bestia, mentre Emma Watson mi è piaciuta molto, al massimo avrei calcato la mano sul contrasto fra lei - raffinata, colta, indipendente - e Gaston, immagine dell'uomo gretto, superbo e retrogrado. Insomma, il taglio femminista mi è piaciuto, trovo che quel pizzico di modernità fosse necessario per non assistere ad una semplice "traduzione" del classico Disney. :)

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    1. Come dici tu, alcune "pecche", soprattutto se viste dal punto di vista di un appassionato, sono inevitabili e proprio per questo sono riuscita ad apprezzare molto di più il film alla seconda visione. Durante la prima continuavo a storcere il naso ogni qualvolta qualcosa non soddisfasse le mie aspettative, alla seconda, conoscendone già le dinamiche, ho potuto soffermarmi di più su alcuni dettagli e magari apprezzare cose che inizialmente mi avevano delusa. In definitiva il film mi è piaciuto molto, ma nel mio cuore non batterà mai il grande classico.

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  3. Non c'è dubbio, c'è penuria di buone sceneggiature se tanti produttori si danno ai remake.
    Ma quando sono ben fatti, allora approvo in pieno. Anch'io ho amato molto questa storia, e certamente le diverse versioni non sono state tutte all'altezza di quella bella storia.

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    1. Già, questa cosa dei remake sta iniziando un po' a degenerare per quanto mi riguarda. Ma nutro sempre piena fiducia nella Disney e, nonostante la mia pignoleria, credo sia riuscita anche questa volta a realizzare un buon prodotto :)

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  4. Sono sempre io! Ti scrivo per dirti che ti ho taggato in un questionario a tema lettura!

    http://lanostrapassionenonmuore.blogspot.it/2017/04/25-domande-sulla-lettura.html

    Spero che parteciperai! Un abbraccio :-)

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    1. Ciao! Grazie per avermi taggata, farò del mio meglio per rispondere alle interessantissime domande del questionario :)

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  5. Oh ma io perche' mi accorgo solo adesso di questo blog bellissimo? Ora me lo leggo tutto :)

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